Pecos Bill l’eroe del Texas e Oklahoma negli Albi d’Oro – dal libro “Il fumetto. Le sue origini e la sua diffusione in Italia “ di Dario Fontana

Nell’immediato dopoguerra l’industria dei fumetti prova a riprendersi sommergendo le edicole con una notevole quantità di giornali e albi. Fra tutti si distingue la collana degli Albi d’Oro di Mondadori nata nel 1946 e subito diventata di grande successo sia per il formato, simile ai comic book americani, molto pratico sia perché pubblicava, alternativamente, storie di avventura con disegno realistico già viste nell’anteguerra e storie Disney che, pur essendo datate negli USA, a volte erano inedite nel nostro Paese dal momento che durante il periodo del conflitto non veniva importato materiale americano. Il primo numero è Il Dottor Faust, il secondo é Topolino e Il selvaggio Giovedì e così via in un alternanza settimanale per un certo tempo. Le pagine degli Albi d’oro erano ora in bianco e nero e ora a colori.

Ma nel 1949 questa alternanza viene spezzata da una serie western con un personaggio che farà storia: il mitico Pecos Bill, l’eroe del Texas, un personaggio senza macchia e senza paura che troverà molto seguito fra i giovani dell’epoca.

La leggenda narra che il piccolo Bill sia caduto da un conestoga (il tipico carro dei pionieri) durante il trasferimento di una carovana e venga allevato dai lupi (coyote). Diventato adulto ritorna fra gli umani dove viene accettato con qualche difficoltà. È prestante, coraggioso, leale e simpatico ed è biondo con una bizzarra striatura nera, ha per amico un indiano ed è molto galante. La sua (quasi) eterna fidanzata è la bella Sue, una ragazza che potremmo definire eterea che praticamente fa da comparsa per tutta la saga salvo qualche rara partecipazione come comprimaria. Un’altra donna che comparirà nella storia è la bellicosa e fascinosa Calamity Jane, ma sarà la bella Sue a dargli un figlio dopo il fatidico matrimonio.

Pecos Bill é assolutamente contrario alle armi da fuoco che non userà (quasi) mai, preferisce risolvere i problemi a suon di pugni oppure con il lazo con il quale è abilissimo.

È accompagnato nelle sue avventure da una parodia di Davy Crocket al quale il bravo sceneggiatore Guido Martina fa raccontare, inframezzandole alle storie, delle leggende del west o racconti creati dalla sua fantasia.

Fra le storie che Davy Crocket racconta ce ne sono alcune che superano i limiti del credibile come, ad esempio, quando afferma che una notte Pecos Bill sparò a tutte le stelle lasciandone solo una, la “lone star”, la stella solitaria, che diventerà il simbolo del Texas e quando narra che il nostro eroe aveva catturato al lazo un uragano. Questi racconti, assieme a tante altre spacconate proprie dei texani, vengono fatti di notte davanti a un falò.

Fascinosa è anche l’ambientazione, il Texas e bravi sono i disegnatori (Raffaele Papparella, Dino Battaglia, Francesco Gamba, Gino D’Antonio, Roy Dami e Pier Lorenzo De Vita) a curare tutti i particolari sia del paesaggio che fa da sfondo sia dei costumi dei cow boy e degli indiani. Questa lunga storia (composta da tre serie per un totale di 165 albi) si conclude con Bill e i suoi compagni assediati senza scampo dagli apaches e dunque destinati a morire ma all’alba i superstiti vedono Pecos Bill in sella al suo cavallo, Turbine, cavalcare verso il cielo degli eroi.

Verso la fine della serie di Pecos Bill la collana pubblica il primo numero di un’altra saga western dal titolo Oklahoma che ne prenderà il posto.

Il primo albo I guerriglieri del Missouri narra le avventure di un piccolo indiano schierato dalla parte dei sudisti (siamo in piena guerra civile americana). È un caporale del V Reggimento Cavalleggeri della Lousiana e si accompagna alla sorella bianca Isabelle de Soto, detta Belle Starr, per ridare l’onore della sua famiglia imbrigliata in una brutta faccenda.

L’atmosfera più romantica in contrasto con quella più avventurosa ed eroica di Pecos Bill non fa breccia nel cuore dei lettori e la serie, pur molto bella, sempre scritta da Guido Martina si conclude con il trentunesimo episodio. Anche qui i disegni sono sempre molto curati da un folto gruppo di artisti perché la cadenza quattordicinale esigeva la realizzazione di oltre 30 tavole per albo e un solo disegnatore non ce l’avrebbe fatta.

La serie verrà ristampata da Mondadori nel 1960 in un formato più piccolo, uguale a quello di Topolino, in 117 albi.

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