Tecnologia e memoria: la tecnologia ci rimbambisce?

Tecnologia e memoria: la tecnologia ci rimbambisce?

Mia madre, ancora oggi, quando mi vede seduto al computer o a guardare il telefono per troppo tempo, dice che mi rimbambisce. Le differenze di opinioni fra di noi forse dipendono semplicemente dalla differenza di età. Se risaliamo il mio albero genealogico, mia nonna rimane sorpresa dai nuovi mezzi che abbiamo ed esclama in sardo: “Su Progressu!”. Per capire chi avesse ragione, mi sono chiesto quali siano le conseguenze dell’uso delle tecnologie sulle funzioni cognitive di una persona nel lungo termine? Dunque, come interagiscono tecnologia e memoria?

Il lavoro di Benge e Scullin

Una solida risposta arriva da una metanalisi condotta da Benge & Scullin (2025) pubblicata da Nature. Su 136 articoli di letteratura scientifica che, in totale, comprendevano 411.430 adulti appartenenti ai pionieri digitali (cioè con un’età maggiore di 50 anni). Gli autori propongono due ipotesi elencate di seguito:

  1. L’ipotesi della Demenza cognitiva (quella sostenuta da mia madre);
  2. L’ipotesi della Riserva cognitiva tecnologica (quella sostenuta da me).

La prima ipotizza che l’utilizzo delle tecnologie durante il corso della vita portino ad un indebolimento delle funzioni cognitive. La seconda si basa sull’ipotesi della riserva cognitiva (Stern et al., 2023), per cui la riserva indica la capacità del cervello di mantenere buone prestazioni cognitive anche quando sono presenti cambiamenti o danni cerebrali. Per questo, l’ipotesi ritiene che un ambiente ricco di tecnologie possa facilitare la riserva attraverso il supporto.

Lo studio mostra due risultati principali. Il primo riguarda come il maggior utilizzo giornaliero delle tecnologie è legato ad una minore probabilità di sviluppo di declino cognitivo. Il secondo risultato mostra come l’utilizzo di tecnologie conduca anche a una progressione più lenta del declino cognitivo. Inoltre, gli autori hanno analizzato i tipi di tecnologia presi singolarmente, mostrando che l’uso del computer, di internet, dello smartphone e di un misto delle tecnologie conduca ad una minore probabilità di declino cognitivo. L’unico fattore che non è risultato protettivo è l’utilizzo dei social (che mia madre usa, ed io no…). Il valore di questi risultati si corrobora considerando che nei vari studi l’effetto era controllato per molte altre variabili demografiche, socioeconomiche, di salute e di supporto sociale che hanno un ruolo riconosciuto nel declino cognitivo

I tre meccanismi della riserva tecnologica

Gli autori, partendo dai vari articoli analizzati, hanno individuato tre meccanismi principali della riserva tecnologica.

La stimolazione cognitiva, l’idea è che svolgere attività mentalmente complesse migliori gli esiti cognitivi. La tecnologia chiaramente non sostituisce queste attività. Però le rende complesse e dinamiche, portando ad un’efficacia equivalente o più fortemente associata ad esiti cognitivi positivi.

Il secondo meccanismo è la connessione sociale è uno dei fattori protettivi più forti in età avanzata. Ad esempio, la tecnologia può ridurre l’isolamento. Facilitando il mantenimento di relazioni e contatti, ne consegue che i benefici sono più forti negli anziani che vivono soli.

I comportamenti compensatori (digital scaffolding), la tecnologia può essere un’impalcatura di supporto verso le attività quotidiane compensando i possibili deficit.

La memoria utile nel quotidiano (o memoria prospettica) e gli smartphone

Uno studio di Scullin et al. (2022), esamina se l’uso dello smartphone possa aiutare le persone anziane con deterioramento cognitivo o demenza lievi in quella che è la memoria prospettica. La memoria prospettica si riferisce al ricordare di eseguire azioni previste in futuro (McDaniel & Einstein, 2007). I 52 anziani coinvolti utilizzavano due semplici app. Un’app di promemoria che invia avvisi automatici e un’app di registrazione vocale per ciò che si programma di fare. I risultati mostrano che con una breve formazione anche chi presenta un declino cognitivo moderato riesca ad usarlo e ne sia soddisfatto. Inoltre hanno riferito miglioramenti nella memoria prospettica e nella qualità della vita, con punteggi migliori nei test e una migliore autonomia.

Conclusioni

In conclusione, gli articoli delineano in maniera chiara come le tecnologie non siano dannose per le persone (chiaramente come tutto se usate nel modo corretto) e non solo possono essere di supporto alla vita di chi ha un declino cognitivo lieve. Vedi il caso dell’effetto delle app sulla memoria prospettica. In più, sono anche protettivi verso lo sviluppo e il progresso del declino cognitivo e le patologie ad esso correlate.

Ma soprattutto possiamo notare che avevo ragione io e non mia madre.

Bibliografia

  • Benge, J.F., Scullin, M.K. A meta-analysis of technology use and cognitive aging. Nat Hum Behav9, 1405–1419 (2025). https://doi.org/10.1038/s41562-025-02159-9
  • McDaniel, M. A., & Einstein, G. O. (2007). Prospective memory: An overview and synthesis of an emerging field. Sage Publications. https://doi.org/10.4135/9781452225913
  • Scullin, M. K., Jones, W. E., Phenis, R., Beevers, S., Rosen, S., Dinh, K., Kiselica, A., Keefe, F. J., & Benge, J. F. (2022). Using smartphone technology to improve prospective memory functioning: A randomized controlled trial. Journal of the American Geriatrics Society, 70(2), 459–469. https://doi.org/10.1111/jgs.17551
  • Stern, Y., Arenaza-Urquijo, E. M., Bartres-Faz, D., Belleville, S., Cantilon, M., Chetelat, G., Ewers, M., Franzmeier, N., Kempermann, G., Kremen, W. S., Okonkwo, O., Scarmeas, N., Soldan, A., Udeh-Momoh, C., Valenzuela, M., Vemuri, P., & Vuoksimaa, E. (2023). Whitepaper: Defining and investigating cognitive reserve, brain reserve, and brain maintenance. Alzheimer’s & Dementia, 19(4), 1307–1323. https://doi.org/10.1002/alz.12647

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