Briciole di Filosofia 5a Puntata – di Carlo Dellabella

…Ma allora non ci resta che accontentarci, mi sembra, se vogliamo vivere sereni e
tranquilli, di una felicità ridotta, sotto controllo?

FILOSOFO – Dalla filosofia non avrai risposte, solo proposte. La scelta morale poi spetta
a te. Così all’opposto un altro filosofo antico, meno famoso di Epicuro, tale Aristippo di
Cirene, predicava un edonismo sfrenato, senza limiti, alla ricerca di piaceri sempre più
intensi, soprattutto sul piano dei sensi. Se tutto ciò causava poi qualche temporanea
sof erenza di ritorno, pazienza. Si poteva sempre ricominciare a godere di nuove, più
desiderabili voluttà.

AMICO – Come ti ho già detto, io credo che ad ogni cosa sia bene porre comunque un
limite. Non so spiegarti perché, semplicemente sento così. Non mi è chiaro, però, a che
punto va posto il limite, cioè fin dove si può arrivare.

FILOSOFO – Eh, non è un problema da poco, quello del limite. Orazio ci suggerisce
poeticamente che la cosa migliore è godere del presente, di quello che si ha. Hoc erat in
votis scriveva, cioè: questo era ciò che volevo, un piccolo podere ameno di mia proprietà,
mi basta così; e invitava poi: carpe diem, af erra e godi il presente, perché non sai se
potrai farlo ancora.

AMICO – D’accordo, contento lui. Ma va bene per tutti?

FILOSOFO – É questo il punto. Purtroppo o per fortuna, non so, per come siamo fatti noi
umani, è dif icile essere contenti per quello che si ha in quel momento: siamo quasi sempre
edonisti insoddisfatti. La mia gatta forse era un’edonista naturale, quando dopo aver
mangiato socchiudeva pian piano gli occhi e faceva le fusa acciambellata sul divano: in
quel momento non le mancava niente e non desiderava nient’altro. Anche se non posso
sapere ciò che veramente le passava per la testa, avesse o no un’anima.

AMICO – Ma allora per noi non va bene la filosofia di Epicuro. O almeno, sembra una
filosofia semplice, ma poi non è per niente facile metterla in pratica.

FILOSOFO – Temo che sia come dici. Non sappiamo accontentarci. Siamo incapaci, forse
geneticamente, di essere completamente felici per come ci sentiamo in un dato momento
del presente. Non possiamo fare a meno di confrontarlo non solo col futuro, che potrebbe
essere migliore, e quindi più desiderabile del presente, il quale ci appare perciò
manchevole nell’attesa di una maggior felicità a venire, ma anche col passato, che è stato
più felice e non tornerà più. Da qui sono miracolosamente germogliati i canti di Leopardi.

AMICO – Da quello che dici mi sembra di capire che siamo piuttosto complicati dentro,
anche se io finora non mi sentivo così.

continua

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