BRICIOLE DI FILOSOFIA – dialogo di Carlo Della Bella – L’incognita DIO Ultima puntata

…. Infatti a un Dio così finora non avevo mai pensato.

FILOSOFO – Proprio perché – Spinoza stesso ne è consapevole – una simile concezione della divinità non è immediata, bisogna arrivarci, è una conquista. E la via, il percorso da seguire consiste in una faticosa “purificazione dell’intelletto”, abbandonando via via ogni aspetto particolare e individuale per aprirsi ad una prospettiva universale di comprensione e ammirazione della Natura, nella quale alla fine riusciremo a scorgere Dio, che nella Natura si manifesta e con la Natura si identifica. Come si intitola appunto uno scritto giovanile del nostro Spinoza: “De intellectus emendatione”.

AMICO – Ma è per tutti? Non mi sembra una cosa da poco.

FILOSOFO – Forse no, ma bisogna provarci per saperlo. Albert Einstein, per esempio, nel suo “Come io vedo il mondo” scriveva: «Io credo nel Dio di Spinoza, quel Dio che si rivela nell’armonia di tutto ciò che esiste, non in un Dio che si occupa del destini e delle azioni degli esseri umani.» E già prima di lui, all’inizio dell’Ottocento, i filosofi idealisti tedeschi avevano espresso la loro ammirazione per l’eretico di Amsterdam, troppo a lungo dimenticato.

AMICO – Hai detto eretico, in che senso? Non era cattolico, era ebreo.

FILOSOFO – Mi riferivo al terribile anatema o maledizione, in ebraico cherem, che si abbatté su di lui e con cui fu bandito per sempre dalla comunità olandese, accusato di ateismo, lui a cui si deve la più alta visione della divinità. La religione, se diventa istituzione e ne ha il potere, non si fa scrupolo nella difesa dei suoi dogmi, ancora oggi in certe parti del mondo.

AMICO – Insomma, se ho capito bene, l’idea di Dio fa quasi parte della nostra natura e può essere salvifica, nel senso che offre a chi crede conforto nelle inevitabili inquietudini dell’esistenza. Ma può anche diventare un’arma che discrimina e condanna, fa diventare un nemico chi non crede nel mio Dio.

FILOSOFO – Così è. Il problema, il pericolo non sta nella fede, sta nella chiesa che crede di essere la vera chiesa del vero Dio, legittimata pertanto a far rispettare ed imporre, anche con la forza, i comandamenti divini.

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