CRESCERE IN RSA? di Stefano Serenthà, medico geriatra e formatore www.exameron.it

L’immagine che immediatamente associamo a una RSA non è certo collegata con la crescita.
D’istinto ai più vengono in mente anziani che vanno lì a morire e operatori poco motivati che non hanno trovato un lavoro migliore… E’ troppo brutale? Eppure, se chiedete in giro, l’idea di RSA prevalente è questa.
Allora, prima e forse più ancora che di minutaggi, di professionalità, di organizzazione, di strutture, di finanziamenti o di attività, credo che il bisogno maggiore oggi sia quello di lavorare per costruire una sana cultura dell’invecchiamento, della malattia, dell’assistenza.
E’ vero ed è bello che si pensi di potenziare i servizi domiciliari per gli anziani (ne abbiamo un bisogno disperato!), ma è altrettanto vero (e dovrebbe diventare altrettanto bello…) che investire per davvero sulle RSA può consentire a chi a casa non riesce ad essere assistito in maniera adeguata di trovare spazi di vita vera.
Per molti l’RSA è ancora l’ospizio, ci sono anziani (e tanti loro familiari) che vivono come una sconfitta il trasferimento in struttura, o che sono terrorizzati al solo pensiero di dovervi fare un domani ricorso. E c’è sempre l’idea (anche tra tanti operatori!) che per lavorare con gli anziani sia sufficiente un po’ di pazienza e di buona volontà, che chiunque possa andare bene.
No, lavorare con gli anziani è una delle professioni più entusiasmanti ma anche più difficili in assoluto, sia come carico fisico ed emotivo che come necessità di competenze specifiche. E se non ci sono passione e formazione vera può diventare un lavoro frustrante e ad altissimo rischio di burn out.

Non possiamo banalizzare né generalizzare, però questo ci deve spingere innanzitutto a un serio esame di coscienza: quante delle nostre RSA sono realmente luoghi di vita gestite da persone appassionate al mondo degli anziani?
Quante sono invece strutture fredde gestite come aziende, o addirittura posti trasandati con operatori demotivati che non sono soddisfatti del loro lavoro (per ragioni economiche, certo, ma anche per la scarsa stima che percepiscono o la scarsa motivazione di partenza)?
Abbiamo la fortuna di avere splendidi esempi di realtà che investono, prima ancora che sui servizi e sulle strutture, sulla formazione e il coinvolgimento di chi vi lavora: quando un ASA, un OSS, un fisioterapista, un medico, un infermiere, un educatore o qualsiasi altro professionista si sente parte di un progetto riesce a moltiplicare energie ed entusiasmo suoi e delle persone con cui entra in contatto
Ecco, le RSA che mi piacciono sono quelle dove si lavora per costruire una cultura di crescita, dove si punta per davvero sulla formazione come strumento di promozione non solo della singola professionalità, ma di una cultura bella di cura e di servizio, che non è per nulla scontata.

Ci sono RSA con operatori che, pur in mezzo alle fatiche lavorative ed economiche, non cambierebbero mai posto di lavoro. E’ lì che si capisce che cosa potrebbe voler dire crescere in RSA.
Questo non vuol dire rinunciare a rivendicare la necessità di finanziamenti o riconoscimenti, ma, permettetemi di dirlo con rispetto e in punta di piedi, ci aiuta a capire che tutto questo viene solo in seconda battuta o non porta a nulla.

Ecco, io da anziano vorrei trovare una RSA con persone entusiaste del loro lavoro, con voglia di crescere aggiornandosi e confrontandosi sul mondo degli anziani, per potermi sentire al posto giusto e crescere anch’io, per il tempo che mi rimarrà, nella possibilità di essere sempre più me stesso con persone che saranno felici di valorizzare le capacità che avrò in quel momento.
Vorrei trovare una RSA che non pensi a farsi vanto delle attività che fa o delle strutture a disposizione, ma che abbia a cuore la formazione vera di chi vi lavora.
Insomma, non voglio una RSA che si affanni per foglie e frutti, ma che curi le radici, che osi curare prima di tutto quell’invisibile da cui prende poi vita il visibile (sì, si tratta di osare perché è, oggi più che mai, una scelta coraggiosa).

E sono sicuro che, se si coltivano la cultura giusta e la voglia di crescere e far crescere, poi si trovano anche i soldi, le strutture, le attività migliori, i riconoscimenti.

L’invisibile spesso è molto molto più concreto del visibile.


Stefano Serenthà, medico geriatra e formatore
www.exameron.it

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