IL TEMPO NUOVO – di Enzo Bianchi, ex priore della Comunità di Bose

Nell’epoca della tecnica ci troviamo spiazzati e non sentiamo più vero quello che in tanti trattati era fondamentale e rappresentava la positività della vecchiaia: il legame tra vecchiaia e sapienza. Nell’anzianità si percepiva che l’esercizio del sapere aveva dato quella capacità di discernimento e di giudizio per cui agli anziani si affidavano i compiti più importanti e decisivi. Oggi, in una società che esalta l’efficienza, la produttività, l’autosufficienza, il mito della giovinezza, l’anzianità non è un valore ma un impedimento.

Ecco perché oggi la vecchiaia è soprattutto ”l’età da inventare”, come la definisce finemente l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della” Commissione per la riforma della assistenza per la popolazione anziana”, da poco istituita dal ministro Speranza su sollecitazione del prelato stesso. Paglia, che presiede anche la Pontificia Accademia per la Vita, sente l’impellente compito, anzi il dovere di “inventare” la vecchiaia, ossia la capacità di ricreare il senso umano, sociale e spirituale di questo tempo di vita. Un tempo che Paglia definisce “nuovo”, perché questo periodo dell’esistenza è diventato importante a causa soprattutto del suo durare di più rispetto al passato, e per questa ragione inedito, senza modelli di riferimento, esempi da imitare.

… Di fronte alla strage di anziani causata dalla pandemia Paglia aveva sollecitato il ministro Speranza ad uno scatto di passione e di comprensione di quello che stava succedendo sotto gli occhi di tutti, proponendogli la creazione di un’apposita Commissione che avesse come scopo di “delineare una nuova visione della vecchiaia e della stessa società di domani, di cui la vecchiaia sarà protagonista”. La sua riflessione parte dal fenomeno della longevità di cui non si conoscono ancora le proporzioni. L’Italia è il primo paese al mondo in cui il numero degli ultrasessantenni ha superato quello dei ragazzi con meno di quindici anni. Si tratta di una nuova generazione, una sorta di nuovo “continente” tutto da esplorare. Paglia nel suo libro “L’età da inventare. La vecchiaia tra memoria ed eternità”, mostra non solo la capacità, ma anche l’audacia di tracciare una riflessione ad ampio raggio sulla “terra incognita” della vecchiaia, approfondendola da un punto di vista umano, sociale, economico, biologico e spirituale, senza sottrarsi anche alla dimensione politica.

..Una denuncia lucida e implacabile, ma estremamente reale, è la parte dedicata alle strutture di assistenza per gli anziani, non a caso intitolata “L’esilio negli istituti”. Non solo per chi vi risiede, ma nella percezione comune, questi istituti sono dei luoghi di non-vita dove si perde ogni speranza e non resta altro che attendere la propria ora. Per il vescovo è una questione di civiltà: gli anziani devono, per quanto possibile, restare nelle loro case! Questa è una delle conclusioni alla quale è giunta la Commissione: le famiglie non devono essere lasciate sole a gestire gli anziani, ma la società intera è chiamata a prendersi cura dei propri vecchi attraverso la creazione di una rete di sostegno al tempo stesso umano, sanitario ed economico, che consenta gli anziani di vivere a casa loro, solo così “la vecchiaia sarà un tempo di brace e non di cenere”.

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