Intervista a Spinoza, 4a puntata – di Carlo Dellabella

…..per vivere bene?»

«Prima di tutto non cadere preda delle passioni, delle quali non possiamo liberarci perchè fanno parte della nostra natura, ma che possiamo e dobbiamo governare. Siamo in grado di farlo perchè la Natura a noi ha concesso una facoltà che le altre specie viventi non hanno o hanno in misura minore: la ragione. La quale ci consente anche di distinguere tra passioni buone, che dobbiamo assecondare, e passioni cattive, che dobbiamo contrastare: come per esempio gioia e amore, che conservano e arricchiscono il nostro status esistenziale, contrapposte a tristezza e odio, che invece lo danneggiano.»

«Tutto qui?»

«No, questo è solo il primo, ma indispensabile livello etico da acquisire, senza il quale però gli altri superiori non sono possibili.»

«Mi spieghi allora, per cortesia, in termini semplici come deve proseguire l’ascesi morale, perchè ho letto la sua Ethica, e anche il trattato sull’emendazione (o purificazione) dell’intelletto, ma non sono sicuro di aver capito bene.»

«Non è un cammino facile, tuttavia mi auguro di non essere il solo a percorrerlo, perchè io ho sempre voluto il bene dei miei simili.»

«Ciò le fa onore, ma non crede di pretendere troppo? Non tutti hanno la mente e il cuore di Spinoza.»

«No, sono convinto che ogni essere umano, salvo menomazioni o malattie genetiche, disponga delle medesime facoltà: la differenza sta nel come e per che cosa servirsene. Lo pensava anche il grande Cartesio, che l’ha scritto all’inizio del suo Discorso.»

«Devo dire che ciò mi conforta, così almeno non mi sento escluso.»

«Nessuno è escluso dal bene, il problema sta nella volontà di volerlo. Dunque: il passo successivo, lo riconosco, è arduo; più che un passo avanti è un salto nel vuoto, senza rete. Io giudico già virtuosa la vita secondo ragione, in cui l’uomo è in grado di controllare il proprio conatus di autoconservazione e dirigere con intelligenza la propria condotta. Andare oltre significa servirsi di una facoltà diversa, e forse più alta, della ragione: l’intuitus, l’intuizione, cioè la capacità di vedere dentro e oltre.»

«Ma è una facoltà riservata a pochi eletti?»

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