NOI E L’OSPEDALE

Purtroppo talvolta ci ammaliamo e siamo costretti al ricovero in ospedale o in cliniche private dove non sempre il trattamento che ci viene fatto da parte dei sanitari è corretto e rispettoso della nostra persona in quanto ci si rivolge a noi dandoci del tu come se fossimo bambini e non più adulti. Spesso il personale preferisce corrispondere con i familiari come se fossimo incapaci di comprendere quanto ci viene detto e tutto questo interferisce con la nostra dignità e con la nostra capacità di prendere decisioni con la conseguenza di sentirci mortificati e umiliati.

Riportiamo inoltre un racconto di un paziente sulla sua esperienza di ricovero

Al mattino quando vengono a lavarmi ho vergogna, vorrei scomparire quando mi tolgono il lenzuolo e devo essere lavato da loro. Ma d’altronde cosa ci devo fare. Quando sei qua, sei nelle loro mani e poi se c’è qualcosa da fare, cosa fai gli dici ‘non fatelo perché ho vergogna?’, no non si può. Però ieri quando sono passati per visitarmi, quell’operatore mi ha toccato con tanto garbo, e ogni volta mi diceva “adesso devo scoprirla, ma le rimetto subito il lenzuolo così non prende freddo”, e quando sono usciti ho pianto da tanto mi sono sentito rispettato e curato nella mia dignità”.

Dal web apprendiamo che Jean Watson, un’ infermiera autrice del volume su i fondamenti moderni dell’assistenza e del prendersi cura, affermava che ogni gesto dei curanti non tocca solo un corpo, ma tocca l’intero essere umano nel senso che in ogni gesto, anche il più banale come quello di preservare l’intimità, è una opportunità per dimostrare rispetto per chi si affida a noi.

E ancora nella rivista on line “ I luoghi della cura “ ( N. 5 del novembre 2023 ) Raffaele Crescenzo dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza nel suo articolo “ Curare con compassione “ scrive :

Nel suo dolore, nella sua sofferenza (pathos),il malato ha bisogno di essere ascoltato, ha bisogno di atteggiamenti affettivi, di valorizzazione e di accoglienza, di essere coinvolto nel processo di cura, di essere accolto e assistito con calore non possessivo; ha bisogno di avvertire che siamo al suo fianco, che non verrà abbandonato nonostante la sua inquietudine, il suo comportamento, le difficoltà nella relazione. ……….

Il malato sofferente deve poter sperimentare la libertà di provare e di sentire che c’è completa apertura, da parte di chi lo assiste, alla sua esperienza, un’apertura non giudicante; sarà quindi capace di esplorare meglio e di vivere più intensamente quelle situazioni di malattia e di dolore che gli provocano angosce, paure e atteggiamenti di chiusura, e lo sarà ancor di più se durante il suo percorso sono presenti accanto a lui caregiver e operatori capaci e pronti a entrare nel suo mondo percettivo privato. Questo comporta essere sensibili, attimo dopo attimo, ai cambiamenti, alla rabbia, alla paura, alla tenerezza e alla confusione o a qualsiasi altra cosa l’altro stia provando; significa vivere temporaneamente nella vita di un altro, delicatamente, senza esprimere giudizi (Rogers, 1980).

Il tutto allo scopo di aiutare i malati a trovare un significato per la loro sofferenza, una finalità e una direzione dignitosa all’intimo dolore esistenziale; una importante finalità da perseguire: altrimenti, alla sofferenza derivante dal vivere un’esistenza di cui non si intravede alcun significato si aggiunge l’ulteriore sofferenza di non trovare un senso alla malattia e al dolore. Si tratta, insomma, di valorizzare al massimo tutte le risorse e le professionalità anche a livello dichiaratamente educativo e spirituale, al fine di rendere attiva la vita dei malati, di fare in modo che passino dall’atteggiamento di patiens a quello di agens. ……

Il malato ha bisogno di sentirsi come abbracciato da un pallium (mantello) di cure e di aiuto che copre tutta la sua persona e quindi la sua spiritualità: cure che passano attraverso gesti affettuosi della mano, attraverso una cordiale conversazione o ancora il silenzio o una preghiera. Questo in quanto è importante comunicare ai malati che buona parte del significato della loro stessa vita consiste nel vincere nell’intimo le loro contingenti infelicità, nel mostrare che sono all’altezza del loro destino anche quando è avverso. Già molti decenni fa è stato espresso il concetto che i malati di cui ci prendiamo cura potranno giungere a considerare la vita come valore solo se saranno supportati e aiutati nel dare un contenuto e uno scopo alla loro esistenza: in altri termini e in breve, chi ha un perché per vivere, sopporta qualsiasi come (Frankl, 1977)……

La presenza del curante compassionevole, accogliente e non giudicante può portare conforto, ridurre l’ansia e quindi mostrare rispetto per i valori del paziente; può funzionare come uno specchio che riflette al paziente e aiutarlo a definire, scoprire ed esprimere il significato della sua vita, del suo dolore, perfino della sua finitudine. Occorre avere coscienza del bisogno che l’uomo ha di attribuire un significato alla propria vita, aiutando il paziente a prenderne coscienza, soprattutto a convincersi che la vita non cessa di avere un significato neppure in mezzo alle sofferenze; anzi, è proprio la sofferenza a offrire la possibilità di realizzare il significato più elevato, il più alto valore possibile dell’esistenza (Frankl, 2005)……..

Muoversi in tale direzione rappresenta una grande sfida per il sistema sanitario, perché implica cambiamenti culturali nel fornire la cura e nel gestire i processi di lavoro: si tratta da un lato di garantire i diritti dei malati, evitando che siano il malato e la famiglia ad adattarsi all’offerta sanitaria, dall’altro di favorire e offrire migliori condizioni di lavoro, in modo che i professionisti operino con dignità e come protagonisti attivi dei processi organizzativi e di lavoro. La cura sanitaria si definisce nella coesistenza di diverse prospettive, punti di vista e paradigmi che – se tra loro integrati – potranno garantire una risposta certamente più adeguata alla complessità con cui si manifesta.”

COMMENTA SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK

I NOSTRI PARTNER

SEGUICI SUI SOCIAL

Share This