UN RICORDO DI FULVIO TOMIZZA di Predrag Matvejevic

Fulvio Tomizza nasce a Materada (Umago) nel 1935 e muore a Trieste nel 1999. I suoi romanzi lo
inseriscono nella variegata corrente europea degli scrittori di frontiera e nelle sue opere il tema costante è la
perdita d’identità dei profughi istriani al centro di complessi intrecci geopolitici, istituzionali e ideologici.

“Fulvio non parlava molto e sapeva ascoltare. La sua voce era sobria e sorvegliata. Sapeva separare
l’importante dall’irrilevante. La sua parola non era mai né astiosa né risentita. Capiva molto di più di
quanto agli altri pareva che capisse. I suoi gesti erano discreti, il comportamento nobile, lo sguardo
dolce….Tutti e due riflettevamo sui confini e fantasticavamo del mondo che un giorno non li avrà più. Le
frontiere di solito dividono. Tomizza ha imperniato la sua opera proprio sui confini e sulle frontiere e ha
dimostrato che gli uni e le altre possono pure avvicinare e congiungere.
Mi ricordo di alcune passeggiate che mi fecero conoscere meglio Trieste e mi aiutarono a scrivere un
breve ritratto di questa città, a me così vicina. Guarda, disse, questa è una Trieste che vive con il suo mito
senza tener conto delle contraddizioni che scaturiscono da questa simbiosi, oppure rassegnandosi ad esse.
Si abbandona all’attesa senza amarezza:sembra talvolta che aspetti ciò che infatti è già successo e che,in
forma simile,non può ripetersi. Tale atteggiamento evita i rischi, si accontenta della routine. L’immagine
del passato, che nel frattempo è sparita dallo specchio,favorisce illusioni: sostituisce spesso la realtà con
le rappresentazioni della realtà stessa“

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